Il Miracolo di San Placido


Le reliquie di San Placido arrivarono a Castel di Lucio nel 1590, due anni dopo il rinvenimento a Messina nella chiesa di San Giovanni di Malta, dove erano rimaste nascoste fin dal 541 d.C. Al ritrovamento delle reliquie fu fatta grande festa, alla quale parteciparono il Marchese di Geraci con il suo seguito, tra cui un frate cappuccino, frÓ Matteo Ferrara di Castelluccio. Fu proprio il pio frate che nel 590 ottenne di portare le venerate reliquie del Santo nella Chiesa Madre di Castel di Lucio. La devozione per San Placido fu subito grande. Passarono anni, era un 5 settembre, e i castelluccesi stavano portando in processione il fercolo di San Placido. Ci racconta padre Placido Salamone alla fine del Settecento che, "mentre di sera (..). ritornava la processione con la partecipazione del clero, religiosi e confraternite, nonchÚ tutto il popolo castelluccese e forestieri venuti in occasione della festa", giunti sotto il convento dei frati minori francescani, i portatori furono spinti come da una forza superiore per una strada scoscesa. Dopo una corsa di cinquecento metri si fermarono in una chiusa detta di S. Isidoro. Qui fu impossibile rimuovere la "vara" del Santo, nonostante gli sforzi di tutti i partecipanti alla processione. L'arciprete, che fremeva per il disordine con cui la processione era proseguita, quasi si rifiutava di recarsi sul posto dove il Santo si era fermato, imputando la cosa al vino che i portatori avevano bevuto per sostenere la fatica piuttosto che a un fatto prodigioso. Giunto comunque sul posto dovette ricredersi:  invitˇ a scavare proprio lÓ dove il Santo si era fermato e fu con stupore che subito emerse "il cadavere ben disteso di uno che sembrava infelice ma in atto di ispirare devozione". L'arciprete ordin˛ di porre lo scheletro sulla vara del Santo e ci˛ consentý alla processione di riprendere la strada fino alla Chiesa Madre, "Dopo di che, il cadavere esposto per pi¨ giorni venne sepolto nella venerabile Cappella di San Placido, ma non si sa il luogo dove venne messo".

 



La Festa di San Placido


La devozione a San Placido risale agli inizi del XVII  secolo, subito dopo il ritrovamento delle reliquie del martire benedettino a Messina.
A Castel di Lucio, San Placido Ŕ festeggiato il 20 agosto e il 5 ottobre di ogni anno e le due festivitÓ sono intese dai castelluccesi come "San Placidu u granni" (il grande)  e "San Placidu u picciddu" (il piccolo).
E' una festa molto sentita, soprattutto quella del 20 agosto, sia per la forte devozione sia per le caratteristiche assunte nel corso dei secoli. Fondamentalmente i momenti pi¨ salienti della festa di San Placido sono tre;

  1. 'A cchianata di San Pla'  (la salita del Santo sull'altare). Il giorno in cui comincia la novena, in pratica l'inizio ufficiale delle celebrazioni religiose, la statua del Santo viene spostata dalla cappella in cui Ŕ solitamente collocata fino a un altare a scalinata appositamente predisposto. Prima della celebrazione dei Vespri e della messa del 20 agosto, la statua viene posta dietro la scalinata e fatto salire lentamente mediante un meccanismo od argano che la porta in cima alla scalinata stessa, simulando l'ascesa in cielo di San Placido.

  2. 'A calata a cira (la discesa della cera). Si svolge la sera della vigilia della festa, prima della celebrazione dei Vespri. Dalla chiesetta di Santa Lucia vengono portate in processione le reliquie e gli ornamenti del santo fino alla Chiesa Madre. I fedeli accompagnano la processione portando dei ceri accesi, a volte anche di grandi dimensioni, offerti come ex voto. Appena giunti in chiesa i ceri vengano spenti. Nel passato, invece, i ceri, portati spenti in processione venivano accesi proprio in chiesa e illuminavano l'altare su cui veniva deposto il simulacro del Santo. L'altare, oggi, Ŕ illuminato da candele elettriche.

  3. La processione. Il simulacro di San Placido viene posto su un'artistica vara in legno realizzata da Nicolˇ Campo alla fine dell'Ottocento. La processione segue in una prima fase il percorso originario in piena solennitÓ fino alla chiesa di Santa Lucia. Successivamente la processione viene gestita direttamente dal popolo, quasi a rivivere l'episodio del miracolo di San Placido. La processione, dunque, attraversa tutte le vie del paese e ad ogni passaggio da piazza Umberto viene effettuata la caratteristica "ballatedda i San PlÓ" (balletto di San Placido). In due occasioni ben precise viene effettuata la "vippita" cioÚ una sosta in cui ai portatori del santo e ai partecipanti alla processione vengono offerti biscotti e bevande per dissetarsi e riprendere le forze.