La Settimana Santa e le Quatantore

 

 I riti della Settimana Santa rappresentano, secondo gli insegnamenti della religione cattolica, il culmine delle celebrazioni religiose di tutto l'anno. Cosė č pure a Costel di Lucio. 

Un anticipo dei riti pasquali lo si vive all' inizio della quaresima, quando l'ultima domenica di carnevale cominciano le cosiddette "Quarantore" nella chiesa di San Carlo Borromeo, che si concluderonno il martedė grasso, vigilia delle Ceneri. 
Si tratta di un ciclo di preghiere gestito dalla confraternita di San Carlo che si tramanda da generazioni. Ma il tratto peculiare č nel contorno alle preghiere, vale o dire negli spettacolari addobbi di arance con cui la chiesa viene interamente rivestita: dagli altari, alle pareti ai lampadari. 
Non si sa da dove derivi la tradizione delle arance - prodotto inusuale da queste pari -, forse č da ricollegare a una sorta di voto dei fedeli che li spingeva lontano, e magari a piedi, per andare o procurare il frutto.

Le "Quarantore", vengono riprese la sera della Domenica delle Palme e si svolgono nella chiesa del SS. Sacramento, gestite dall'omonima confraternita. Anche qui si ripete la tradizione delle arance. La sera del Giovedė Santo, dopo la celebrazione, la Chiesa Madre viene spogliata da ogni tipo di addobbo. Tutta l'attenzione č rivolta alla cappella del Sacramento, adornata di fiori e "lavureddi", chicchi di grano germogliati al buio. La sera del Venerdė Santo viene portata in processione la cinquecentesca statua dell'Ecce Homo, la croce, un Cristo deposto in un'urna di vetro e la statua della Madonna Addolorata. I confrati, che conducono la processione, portano in testa una corona e al collo una collana detta Libāno, entrambe di erba secco intrecciata. In passato i confrati portavano in mano la "disciplina", un mazzetto di piastrine di metallo che veniva usato per percuotersi braccia e spalle in segno di penitenza. 
Oggi, invece, viene portato simbolicamente dai bambini. Dopo aver percorso tutte le vie del paese, la processione si conclude nella Chiesa Madre e la statua dell'Addolorata viene riportato nello Chiesa del SS. Sacramento, dove i confrati, e 
il popolo che partecipa, intonano una Salve Regina in stretto dialetto castelluccese.