Opere della Fiumara d’Arte

Negli anni ‘80 il territorio di Castel di Lucio è stato interessato dal progetto della Fiumara d’Arte di Antonio Presti. Ciò ha consentito di valorizzare le bellezze naturali e ambientali del territorio, che fanno da splendida cornice alle opere “a cielo aperto” ideate dagli artisti contemporanei.

Sicuramente, quella realizzata da Antonio Presti - mecenate messinese che ha disseminato lungo il letto del fiume Tusa alcune colossali opere d'arte realizzate da artisti provenienti da rutto il mondo - è la produzione artistica più rilevante del Novecento che ha interessato questa parte del territorio dei Nebrodi. Cos' é "Fiumara d'arte"? E' un vero e proprio museo all'aperto - fruibile da tutti gratuitamente - di sculture monumentali create da artisti contemporanei, che si svolge, come abbiamo già  detto, lungo li percorso del fiume Tusa, nella vallata dell' Halesa.

Alcune tra queste opere ricadono proprio nel territorio di Castel di Luico. Nell' ordine, percorrendo la strada provinciale n. 76 da Tusa verso Castel di Lucio: "Una curva gettata alle spalle del tempo" di Paolo Schiavocampo, il "Labirinto dl Arianna" di Italo Lanfredini "Arethusa" di Pietro Dorazio e Graziano Marini. Sulla provinciale per Mistretta troviamo poi "il muro cella ceramica" realizzato da quaranta artisti europei. Fanno parte della Fiumara d' arte anche: "Il monumento per un poeta morto" di Tano Festa, realizzato sulla spiaggia di Villa Margi;  "La materia poteva non esserci" di Pietro Consagra,  realizzata sulla foce del fiume Tusa; "La stanza d'oro" di Hidetoshi Nagasawa, realizzata nel letto dei fiume Romei; "Energia Mediterranea" di Antonio di Palma nei pressi di Matta a Affermo.

Adiamo adesso a scoprire le opere che interessano Costel di Lucio, cominciando proprio da quella a noi più vicina; Arethusa.

lmboccando la provinciale per Pettineo,  uno degli ultimi edifici che si vedono sulla destra è la caserma dei carabinieri. Non si può non restare stupiti nel vedere questa struttura sicuramente diversa dalle abituali caserme austere e marziali. Lo stile consueto della caserma è stata spezzato dall'intervento di due artisti Pietra Darazio e Graziano Marini, i quali hanno realizzato il rivestimento ceramico della facciata dell'edificio , un' opera ad grande vivacità  cromatica, "Arethusa" per appunto. É il sogno di colorare gli edifici perché le città diventino esplosione di gioia. Ma è anche il recupero di una tradizione tra le più antiche della decorazione architettonica attraverso l'uso di uno dei materia li più ricchi di fascino inventati dall' uomo. 


E sufficiente proseguire un paio di chilometri lungo lo provinciale sempre in direzione Pettineo e sulla destra Si incontra una deviazione per "Il Labirinto di Arianna".  Proseguendo per questa strada ci si troverà di fronte l'opera forse più suggestiva dell' intera Fiumara. 

wpe1.jpg (16033 byte)Realizzato su un colle di Castel di Lucio, ben visibile dal paese, a monte di una vallata in cui lo sguardo si perde fino alla fiumara, fino al mare e forse fino alla memoria degli antichi, e al tempo, che corre incessantemente, lasciando le cose intatte come da sempre sono state. Infatti l’opera dell’artista è collegata al passato, alla cultura classica, ai primi insegnamenti della vita e della nascita. Attraverso un varco naturale si entra nel labirinto e si esce dal labirinto, così come nel tempo l’uomo è entrato ed uscito dalla scena; il labirinto è un invito alla ricerca di se stesso attraverso la nascita. Chi entra nel labirinto si pone domande che riguardano la propria esistenza.

Il labirinto è riflessione; nell’opera la spiritualità deriva da una sorta di “maternità”, espressa in un dolce concentrico svolgersi di cerchi culminante in una aspirazione all’alto, al sublime. E come un vasto grembo profondo che produce in chi lo osserva pace, desiderio di silenzio e di riflessione. Il faticoso compiere i passi tra le pareti alte del labirinto lungo 1 Km al di sopra delle quali le imponenti montagne in quei profili ondulati finiscono per riconoscersi, appare all’improvviso sul tetto un ramoscello di ulivo.

Fuori dal labirinto, proprio di fronte, sull'altura prospiciente, una chiesetta di campagna dedicata al SS. Salvatore, sembra invitare ad altre riflessioni sul significato della vita. É bene andarci e, anche se la chiesa è sempre chiusa, vale la pena oltrepassare il varco che porta a una sorta di belvedere che abbraccia un panorama che sembra infinito e che rende molto finita la dimensione dell'osservatore.


Ma è tempo di rimettersi in macchina, rientrare sullo provinciale e percorrere ancora pochi chilometri sempre in direzione Pettineo per incontrare l'ultima opera della Fiumara che ricade in territorio di Costel di Lucio; "Uno curva gettata alle spalle del tempo", di Paolo Schiavocampo. Quest'opera è una sorta di spartitraffico tra due strade, in uno spazio che traccia una curva a gomito tra due vie; la nuova strada e la vecchia. La parte centrale dell'opera riproduce in senso verticale il movimento della strada che sale e unisce il passato al futuro, recuperando ciò che è stato (i luoghi, la quiete, le cose e le tradizioni) proiettandola, dopo una pausa, al futuro. Secondo le intenzioni dell'artista, il tempo svolge in quest'opera una grande funzione, perché esso è presente sia nel movimento delle linee, sia nella strada, sia nelle pietre e quindi nei materiali, permanendo sospeso proprio in virtù  di quello spartitraffico. Qui è possibile fermarsi quasi apportondosi dai rumori delle auto che possano lungo la strada, sedersi in sedili in pietra che fanno parte dell'opera e ricercare la propria dimensione nel tempo.