Cenni biografici

Immacolata

Nicolò Campo nacque in Castel di Lucio il 26 luglio 1861 da Carmelo e da Giuseppa Mammana.

Trascorse alcuni anni della sua fanciullezza presso uno zio sacerdote Padre Gesualdo fratello della madre, a Lipari e migliorò la sua istruzione. Tornò in Castel di Lucio e fu poi a Palermo presso ebanisti ed artigiani dell'epoca per perfezionarsi in un mestiere che aveva imparato dal padre, che gli permettesse di vivere decorosamente.

Nel 1892 presentò all'esposizione nazionale di Palermo due "giardiniere", mobili di fantasia in stile gotico-veneziano, che divenne il suo stile personale, di squisita fattura artistica, in legno di ulivo molto elogiate dagli intenditori e dalla stampa e premiati con medaglia di bronzo e attestato in pergamena dalla giuria, in giugno del 1892.

Ancor prima di partire per l'America tornò in Castel di Lucio ove eseguì altri lavori e nel 1898 costruì la monumentale vara al protettore S.Placido e due ninfe analoghe, in stile gotico, rivestite tutte in oro, vero capolavoro d'arte. La vara è stata recentemente restaurata.

In America e precisamente in Argentina, a Belville, costruì un altare e inventò addirittura un mobile detto "baul cama" o "comoda dormitorio", che da baule mediante vari congegni si trasforma in camera da letto completa. Per detto mobile gli venne rilasciato la patente o brevetto d'invenzione dal Commisario di patenti d'invenzione di Buenos Aires in data 10 giugno 1904.

Da Belville passò in altre città: Rosario, Cordoba, Buenos Aires, ove si fermò più a lungo e ovunque costruì fantasiosi mobili di lusso che gli venivano ordinati, affinando sempre più il suo estro artistico, che dal tronco grezzo sapeva trarre opere di grande finezza.

Si decise a tornare in patria dopo circa 18 anni, durante la prima guerra mondiale e precisamente dopo la disfatta di Caporetto, vinto da un senso di nostalgia e di dolore per la patria le cui sorti andavano male.

 


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Dal 1918 al 1940 lavorò sempre per le case del Signore arricchendole e abbellendole dei suoi inestimabili lavori.

In Castel di Lucio, subito dopo il suo ritorno, ebbe l'incarico di costruire un altare e una ninfa nella Chiesa di S.Antonio di Padova.

Successivamente negli anni 1920-21 costruì il pulpito e la cappella di S.Francesco di Paola nella Chiesa del Convento dei Frati Minori; il tabernacolo e una cornice al quadro di S.Francesco d'Assisi nella Cappella del Collegio delle Suore Francescane del C.I.M. e la Cappella all'Immacolata nella Chiesa Madre, offerta gratuitamente in voto, opera di grande valore oltre che artistico anche geometrico per la sua costruzione a cupola.

Partì poi per Palermo, ove dimorò e lavorò nell'istituto Salesiano di S.Filippo Neri annesso alla Chiesa di S.Chiara nella piazzetta omonima. Sembrano di sua fattura in detta Chiesa i quadretti della via Crucis e i confessionali.

Ritornò ancora in paese, richiamato espressamente dalla procura di S.Placido, per costruire il monumentale pulpito, il cui lavoro sembra un ricamo, collocato nella Chiesa Madre, e definito dagli intenditori "degno di stare in una Cattedrale".

Ultimato questo lavoro, nel 1922 e precisamente dall'ottobre di tale anno, cominciò a girare di convento in convento, per abbellire gratuitamente come già detto, le case del Signore. Fu prima ad Acireale presso il Convento di S.Biagio dei frati Minori, quando era provinciale Padre Teofilo Conti, anch'egli di Castel di Lucio. Vi costruì la grandiosa e bellissima vara alla Madonna, un altarino per la cappella dei fratini e le cornici dei quadretti della via Crucis.

Andò poi nell'Istituto Salesiano del Sacro Cuore a S.Gregorio in provincia di Catania, durante gli anni 1925-29 ed arricchì la Chiesa, da poco costruita, di bellissime cornici per i quadri degli altari laterali, con candelieri analoghi; pulpito (oggi trasformato in altare), inginocchiatoi, panche e sgabelli per il coro, cornici per i quadretti della via Crucis, mensole, delle basi-colonne per sostenere degli angeli, tronetto per l'esposizione eucaristica, altare feriale che si trova dietro l'altare maggiore, tutto in legno colorato in bianco e oro per uniformarsi alla decorazione della Chiesa, il tutto di un effetto abbagliante; oltre due confessionali color legno, posti in fondo alla Chiesa.

Verso la fine del 1929 passò nel Convento dei Frati Minori di S.Maria della Guardia a Ognina, ove arricchì chiesa e convento di tutto quanto mancava o si doveva rinnovare: bellissimi trittici per altari laterali, coro ligneo, inginocchiatoi, tronetto per l'esposizione dell'eucaristia con scala pieghevole, un altare feriale, diversi tabernacoli mobili, pulpito e confessionali (di cui oggi non si ha più notizia).

Durante il suo soggiorno ad Ognina costruì per il Convento di S.Papino di Milazzo un altare per la cappella dei fratini e per il Convento di Porto Salvo di Messina un bellissimo tronetto e un mirabile coro che trovasi oggi nella Chiesa del Santuario di Lourdes annessa al convento di Santa Maria degli Angeli.

Dimorò nel convento di Ognina circa 11 anni, finchè nel 1940 allo scoppio della seconda guerra mondiale, malato e scoraggiato scrisse al fratello Gesualdo il quale accorse a rilevarlo e lo condusse in casa sua, dove visse altri sei anni, duranti i quali sotto la sua direzione fu costruito dall'ebanista Nino Stimolo l'altare della discesa dello Spirito Santo sulla Vergine e gli apostoli, nella Chiesa di S.Carlo.

Avrebbe voluto costruire, o perlomeno dirigere prima di lasciare questa terra, l'altare maggiore per la chiesa madre, ma non fu possibile ottenere in quel periodo di guerra e immediato dopo guerra, i mezzi necessari per tale lavoro; era parroco allora l'Arc. Don Francesco Belcastro.

Di lui, oltre i lavori nelle varie Chiese, restano in paese due belli ed artistici mobili che aveva lasciato incompleti prima di partire per l'America, rimasti conservati nell'allora chiesetta di S.Giuseppe, in Piazza, oggi Società agricola, e che completò al ritorno nel periodo di sua permanenza in paese dal 1921 al 1922.

Come artista fu di grande ingegno e grande valore, tanto che veniva chiamato da tutti professore; come uomo fu di grande spirito critico e umoristico, di grande originalità ed anche di grande ed autentica religiosità e fu uomo di preghiera.

Non lavorando più trascorreva quasi tutto il suo tempo pregando sia in Chiesa in ginocchio appartato per non essere visto, che in casa da seduto o passeggiando, col pensiero sempre rivolto all'aldilà, come diceva spesso.

Morì da giusto, come visse, spegnendosi serenamente quasi nel sonno, come aveva sempre desiderato, il 10 giugno del 1946, compianto da tutti quelli che lo conobbero e l'apprezzarono, sia da vicino che da lontano. E' seppellito nella tomba di famiglia in Castel di Lucio.