Tessitrici

Le tradizioni artigiane di Castel di Lucio risalgono alla notte dei tempi. La tessitura e l'arte dii incidere la pietra per farne portali e fontane fanno parte delle attività più  antiche praticate dai castelluccesi.  Oltre, ovviamente l'agricoltura e l'allevamento.

Le donne castelluccesi, fin dall'antichità, venivano educate ai lavori domestici, tra i quali quello della tessitura indispensabile per la preparazione della "dote" per il matrimonio.

Dalle mani esperte delle donne venivano fuori anche gli abiti di lana per tutta la famiglia e le sacche da utilizzare sui muli. Fino a una quarantina d' anni fa, nelle campagne castelluccesi veniva coltivato il lino. Una pratica produttiva, questa, che dal secondo dopoguerra è andata via via scemando fino a esaurirsi del tutto. Nonostante non ci siano più a Castel di Lucio artigiani che costruiscono telai, molte donne castelluccesi ancora oggi sanno come fare a trasformare fili grezzi in stoffe pregiatissime e uniche. Ecco come viene descritta la tessitura del lino dalle ultime donne che ancora la praticano: "Per incannare si uso a nimula (l'arcolaio), su cui vengono messe le matasse di cotone, e u murgaturi su cui si infilano i criscenti. Con mano esperta viene fatto girare u murgaturi nel murtarieddu (mattarello). Per l'orditura si mettono dodici criscienti in filo nel cannalaru, si prende il capo di ognuno di essi e si fa passare in ciascuna dei dodici buchi della manuzza; ad ogni tre metri si segna a canna, cioè si fa un segnale con l'erba macinata che vale come unita di misura. Si possono ordire fino a venti canne. La lunghezza è data dal numero di canne, la larghezza dal numero di viaggi. Finito di ordire, l (il lavoro realizzato si mette 'na truscia (un grande lenzuolo) e si fa una treccia per evitare che tutto si aggrovigli".



Scalpellini

Stemma della Famiglia Giordano

Un'altra tradizione mai persa quella dei maestri scalpellini. Anche in epoche come la nostra, in cui le tradizioni antiche lasciano il posto ai moderni computer,  Castel di Lucio ha saputo mantenere vivo l'interesse per l'arte di intagliare la pietra e trasformarla in vere e proprie opere d'arte. Della maestria dei castelluccesi in quest'arte parlano le tante "chiavi" degli archi delle porte delle antiche abitazioni del paese: ognuna ha il proprio fregio che individua l'appartenenza a una famiglia o semplicemente un gusto. Non solo: anche la scuola del paese ha realizzato un progetto didattico che ha consentito ai ragazzi di progettare una fontana e o una scalpellino del paese di realizzarla. Da quella fontana ora scorre fresca e limpida acqua.

 

 

Aquila Reale

Giordano Placido

Finalmente un giovane che, nel solco della tradizione castelluccese, ha ripreso questo antico mestiere degli scalpellini della pietra.

Ha già al suo attivo diversi lavori che ha esposto con successo in diverse mostre. Il suo esempio ha attratto diversi ragazzi e giovani che si cimentano in questo antico e nobile mestiere.

 

 

Volto di Donna

Gemelli

Uccello Rapace
 

 


Fabbri

Portatovaglioli

Nobile Placido nato a Castel di Lucio il 26.06.1936.

Ha coltivato ed appreso i segreti e l’arte del ferro battuto nella bottega del padre.

Si è dedicato a questa forma di artigianato con passione e fantasia, realizzando dei lavori di notevole originalità nelle forme.

Diversi lavori sono stati esposti nelle mostre di artigianato promosse da alcuni comuni dei Nebrodi.

Foglie e Fiori

Tavolinetto

Portacenere

Tata Giovanni nato a Castel di Lucio l’11.05.1926, ha appreso l’arte del ferro battuto presso la bottega del padre che si trova, ancora oggi, in via Vittorio Emanuele n. 29 a Castel di Lucio e la cui apertura risale al 1700 circa. Cessata l’attività lavorativa si è dedicato e si dedica tuttora per hobby alla realizzazione di qualche lavoro in ferro battuto e pietra.

 

 

Portavaso